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la frase di oggi

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“Ingegnere ho trovato un prodotto fantastico, le pitture/intonaci isolanti; ma funzionano?”

Troppo spesso mi capita che amici e colleghi mi chiedano se le “nanopitture”, “vernici termoisolanti” o materiali analoghi siano una soluzione efficace per coibentare la propria abitazione.

Più che un parere personale, in questo caso, mi rifaccio a riferimenti esterni.

Di seguito la posizione di Cortexa contro le “nanopitture”:
https://tinyurl.com/y2jz8gnv

Di seguito riportiamo il link all’articolo presentato su Casa&Clima a seguito delle valutazioni di Altroconsumo contro le “nanopitture” e “nanointonaci”:
https://goo.gl/sJWce8

Di seguito invece le valutazioni redatte in merito da ANIT:
https://goo.gl/vWPnKb

Una esposizione del documento di ANIT è presente su Teknoring
https://tinyurl.com/y5hdxm6m

https://www.teknoring.com/news/materiali-da-costruzione/vernici-miracolose-per-lisolamento-termico-facciamo-attenzione/

Se gli articoli proposti non dovessero bastare postiamo qui un termogramma di Claudio Longagnani – Termografo di Livello 3 secondo la  ISO 9712 – che mette a confronto un cappotto da 10cm e un termointonaco da 9mm.

Articolo che si trova su questa pagina Linkedin:

https://goo.gl/MSs6u5

Di seguito è possibile poi visionare il certificato rilasciato dal FIW.

Purtroppo si possono notare alcune incongruenze:

  • Il certificato riporta solo una prova; si ritiene che sia un numero esiguo di test per poter emettere un certificato CE da parte del produttore
  • Il campione è stato realizzato dal produttore: non è chiaro come si possa considerare attendibile che il prodotto sia lo stesso;
  • Lo spessore complessivo indicato sul certificato di prova è pari a 26mm mentre sul sito del produttore viene indicato come lo stesso prodotto “Exyz 2” sia dello spessore dai 2 agli 8 mm. Allora perchè non testare il solo strato da 2 o 8mm?
  • Non è altresì chiaro la proprietà termica del prodotto a cui la finitura è abbinata. Potrebbe ad esempio essere abbinato ad un aereogel?
  • La prova non considera l’invecchiamento come riportato sul certificato in basso.
  • Con spessori così piccoli le prove dovevano essere fatte anche in riferimento all’assorbimento del materiale per simulare la pioggia battente. Una prova del genere avrebbe forniti dei valori di riferimento al variare del lambda con il variare di RH del materiale.
  • I valori della prova andrebbero maggiorati secondo la 10456 per fornire il dato da utilizzare su progetto.
  • Come mai avranno usato la norma UNI EN 12667 che vale per materiali con resistenze non minori a 0.5 mqK/W e non la UNI EN 13163?
  • Si noti la densità di ben 300kg/mc; un valore che si discosta di molto dalla curva che mette in rapporto densità e conducibilità dei materiali esistenti in natura…
Fonte Energy Manual

A causa di minacce di querela dalla stessa azienda che mi ha fornito i certificati ne ho dovuto oscurare i dettagli che lo rendono riconoscibile.

Anche con questo si comprende la serietà di queste aziende…

Aggiornamento del 9/12/219

Uno degli istituti contattati da produttori di queste “nanoqualcosa” ha riportato sul proprio sito una ulteriore conferma.

NOTA DI DISCLAIMER:
Con la presente il Laboratorio CMR precisa che, in merito ai nostri rapporti di prova n. 664-1-14 e 680-2-14, citati in alcune schede tecniche di un produttore di prodotti per l’edilizia, i suddetti rapporti di prova si riferiscono a pannelli isolati sotto vuoto, come evidenziabili nelle foto riportate all’interno dei report.
Il laboratorio non è responsabile per un eventuale uso improprio dei risultati dei test associati ad altri materiali e non autorizza la riproduzione parziale dei propri rapporti di prova.
Si invita a leggere con attenzione i rapporti di prova divulgati con particolare attenzione a quello che è l’oggetto di test.
Si precisa infine che il laboratorio non effettua certificazioni di prodotto, ma solamente attività di testing su singoli provini come consegnati dal committente. Eventuali fasi di campionamento effettuate dal laboratorio sono chiaramente riportate all’interno dei rapporti di prova.

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Perché la maggior parte degli edifici in Italia ha necessità di essere ristrutturato

Prendendo a riferimento i dati ENEA si può constatare che gli edifici sono responsabili del 34,4% degli usi finali di energia e di questa percentuale una consistente quota parte – circa il 75% – è utilizzata per la climatizzazione estiva ed invernale degli edifici. La riduzione di questo fabbisogno energetico passa proprio dalla riduzione delle dispersioni termiche degli edifici.

Mettendo in un grafico tutti i comuni italiani si scopre che questi sono collocati per circa l’85% in fasce climatiche fredde o comunque in zona utile perchè un intervento di risanamento invernale sia economicamente conveniente.

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Volendo essere più chiari: ci troviamo a metà strada tra Germania(paese notoriamente freddo) e Grecia (paese notoriamente caldo). La nostra posizione geografica ci impone di difenderci dai due fenomeni estremi in combinazione con l’incremento della qualità della vita.

Rigenerare vuole significare proprio incrementare la qualità del costruito con un’ottica nuova improntata sul risparmio energetico sinonimo di qualità della vita e salubrità degli ambienti interni.

Un esperimento interessante che ebbi la possibilità di effettuare a San Vito al Tagliamento ormai nel 2010 aveva proprio questa finalità: dimostrare che un edificio iperisolato termicamente mantiene freschi gli ambienti interni dell’edificio in estate e – cosa ormai nota a tutti – il caldo all’interno degli stessi in inverno. Un cubo di ghiaccio dalle dimensioni di un metrocubo posto all’esterno del modulo CasaClima Oro e uno, di pari dimensioni, posto al suo interno. Il cubo esterno si sciolse in soli tre giorni mentre il cubo all’interno del modulo si mantenne intatto per circa il 98% nei nove giorni di misurazione con temperature esterne diurne di 32°C.

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Negli edifici normalmente vi sono aperture verso l’esterno per godere della vista o comunque per permettere l’ingresso di luce solare utile alle attività quotidiane e sta alla fantasia del progettista integrare nell’involucro edilizio sistemi di ombreggiamento che riducano il più possibile l’ingresso di luce diretta in estate.

Continuando l’analisi delle possibili strategie utilizzabili sul lato estivo si può:
– valutare l’utilizzo di pareti e tetti ventilati in combinazione con il primato d’isolamento dell’involucro edilizio
– controllare la ventilazione (nei giorni più caldi e in presenza di sistema di raffrescamento attivo si può utilizzare la VMC con recupero di calore durante il giorno e free cooling notturno; quando possibile è opportuno valorizzare gli effetti di camino solare o torri del vento per incanalare all’interno dell’edificio le temperature esterne più fresche
– prevedere degli “spazi filtro”nelle facciate a sud
– prevedere spazi aperti e ombreggiati dell’edificio, con del verde e – se necessario – con pavimentazione chiara (in modo da ridurre l’effetto isola di calore) con una conformazione degli spazi tali da captare i venti prevalenti in combinazione con sistemi di raffrescamento passivo: raffrescamento evaporativo (poco efficace nelle zone con elevata umidità relativa esterna e bassa ventosità).

In inverno invece le strategie attuabili sono quelle di:
– massimizzare le prestazioni termiche degli elementi costituenti l’involucro edilizio determinando la risoluzione dei ponti termici generati dalla connessione delle varie parti
– per quanto possibile ottimizzare gli apporti solari (compatibilmente con l’esigenza estiva), anche in questo caso riveste un ruolo importante la VMC, l’utilizzo di spazi filtro per ridurre l’impatto negativo del vento nelle zone con maggior ventosità
– sfruttare la massa termica per l’accumulo del calore diurno.

Una regola generale che racchiude tutte queste strategie è proprio quella di ridurre il più possibile il fabbisogno energetico sia invernale sia estivo in modo che siano le risorse naturali subito disponibili (il sole in inverno e il vento in estate) le prime fonti di approvvigionamento energetico dell’edificio.

Ovviamente negli edifici normalmente si vive e l’esperimento del cubo di ghiaccio è esemplificativo di una condizione più complessa che gli individui si trovano ad affrontare: apporti gratuiti delle persone che emettono calore sensibile e latente, l’utilizzo di oggetti elettronici (ulteriore calore sensibile) ecc. Quindi con un edificio iperisolatomanteniamo il caldo all’esterno in estate ma dobbiamo responsabilizzare gli utenti degli edifici affinchè riducano sostanzialmente gli apporti interni per mantenere un livello di comfort accettabile. I comportamenti virtuosi che gli utenti debbono attuare sono una ulteriore importante fonte di risparmio energetico.

Ridotto il fabbisogno energetico in maniera drastica tramite le prime due azioni è possibile coprire in maniera semplice la bassissima richiesta energetica rimanente grazie alle F.E.R. Fonti Energetiche Rinnovabili.

Articolo comparso su Ediltecnico.it

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